Google, Facebook o Privacy? Quanto siamo realmente protetti?

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Google, Facebook o Privacy? Quanto siamo realmente protetti?

Messaggio#1 » 12/04/2015, 20:45

Signore e signori benvenuti a una nuova ed emozionante puntata de La domenica di GE!

Sicuramente tutti conoscono la celeberrima frase di Francis Bacon, filosofo inglese, “la conoscenza è potere”. Tale concetto non era affatto sconosciuto anche a tanti altri personaggi storici di forte rilievo, ad esempio Dante Alighieri, Thomas Hobbes e Aristotele Onassis. Ma fino a che punto un’informazione è davvero significativa? Quanto possono essere importanti i dati di noi comuni mortali? E, soprattutto, quando dobbiamo iniziare a preoccuparci?

Purtroppo i tempi sono cambiati e non ci sono più i pettegolezzi di una volta. Infatti, mentre 50 anni fa una confidenza alla persona sbagliata veniva resa pubblica a un intero paese, adesso può essere riferita in maniera molto più semplice a chiunque, senza alcun limite territoriale. Ciò ha avuto un grosso impatto anche nel mondo del lavoro. L’uso sempre più frequente dei social network ha messo in ginocchio il mondo dello stalkeraggio, che è passato da impegno h24 a totale spreco di tempo a causa dalle innumerevoli informazioni a portata di click. Ma siamo davvero coscienti di ciò che rendiamo pubblico? Parallelamente a tutti gli utenti che ogni giorno si pongono importanti domande sulla propria privacy, Google e Facebook continuano la loro epica battaglia per il titolo di maggior possessore di dati personali. Con colpi di scena paragonabili solo a il Trono di Spade, questi due imponenti colossi continuano a sfidarsi con novità allettanti e servizi sempre più personalizzabili. Google Now, ad esempio, continua la propria gavetta di assistente modello fornendo delle anticipazioni sempre più precise sui gusti di ognuno. In particolare, in America, può anche ricordare di pagare le bollette o dare indicazioni sui gate d’interesse dei voli prenotati, tutto questo tramite la lettura delle mail. Ma, in fondo, tutto ciò non ci sorprende, al gioco del trono o si vince o si fa la fine di Myspace.


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Sicuramente non siamo inavvertitamente piombati nel romanzo 1984 di George Orwell e il Grande Fratello non ci sta guardando (così almeno mi hanno assicurato ai piani alti), ma ciò non toglie che il controllo delle nostre informazioni ci sta lentamente scivolando di mano. Ovviamente, prima di accadere a tutti i servizi messi a disposizione dal BigG o Facebook sottoscriviamo un contratto di servizio con l’azienda stessa. In tal modo questa ci informa di tutti i dati personali che mettiamo a disposizione, rendendoci coscienti e responsabili di ciò che abbiamo deciso di accettare. Ma quella che si pone davanti a noi è effettivamente una scelta? Siamo davvero liberi di rifiutare? Abbiamo dato il consenso o siamo stati costretti?

Sicuramente rinunciare a concedere i nostri dati personali significa usufruire di servizi molto limitati e, quindi, non poter trarre vantaggio da molte dalle novità e comodità disponibili. Ciò nonostante, se questo non fosse un problema, è stato presentato al Mobile World Congress 2014 il Blackphone e, da quest’anno, è in commercio il Blackphone 2. Montante una versione modificata del sistema Android, tale device è una vera chicca per tutti coloro che hanno davvero a cuore la propria privacy. Questi utilizza i server Silent Circle per crittografare le comunicazioni e il “Security Center” che informa il possessore delle richieste di accesso ai dati fatte dalle applicazioni installate. Inoltre, se una di queste necessita dei contatti privati, il dispositivo mette a disposizione dell’app una rubrica parallela priva di dati o contenente nomi fasulli preimpostati. Ma, se ciò non fosse sufficiente, si avrà a disposizione il servizio, gratuito per i primi due anni, di cloud protetto SpiderOak, che mette al sicuro i dati personali crittografando sia le comunicazioni che i data center dove sono salvati i file. Tuttavia tale smartphone è stato molto più discusso che acquistato, infatti, fino ad oggi, è stato maggiormente venduto ad aziende e compagnie preoccupate di possibili rivelazioni.

Ma cosa ci guadagnano Google e Facebook da un monopolio di dati? Ormai tutti sappiamo che su più siti ci registriamo e più aumentano le probabilità di avere la nostra casella di posta elettronica totalmente invasa da spam. Però cosa accade quando diamo in pasto i nostri dati a dei colossi?

Il 17 marzo di quest’anno, Facebook ha messo a disposizione degli utenti un servizio atto a effettuare transizioni di denaro gratuitamente su Messenger. Solo una settimana più tardi, il BigG ha rivelato il progetto Pony Express che permetterà di ricevere e pagare bollette dal loro indirizzo Gmail, tutto, ancora una volta, gratuitamente. Ma i conti non tornano: come fanno entrambe le società ad ammortizzare le commissioni a cui hanno rinunciato con i soli dati della carta di credito a cui concediamo l’accesso? Un esempio d’interpretazione dei dati finanziari è descritto da Kenneth Cukier, Data Editor dell’Economist:

MasterCard Advisors ha scoperto che se gli automobilisti fanno il pieno intorno alle 4 del pomeriggio, spendono quasi sempre 35 o 50 dollari in un supermercato o in un ristorante. Un operatore di marketing potrebbe sfruttare la notizia per stampare sul retro degli scontrini della benzina buoni da spendere dopo le 16 in un supermercato della zona.


Ciò che però manca a MasterCard è una ventaglio di informazioni più ampio, potendo avvalersi unicamente dei dati finanziari. La sempre più profonda conoscenza delle nostri interessi e abitudini posseduta da Google e Facebook può invece fare nettamente la differenza. Offrire la giusta pubblicità e i giusti servizi alla persona giusta, implica un netto guadagno di denaro e così, tramite i nostri acquisti passati, i due colossi ci indirizzano anche su quelli futuri.

Nonostante ciò, non è nostra intenzione consigliarvi di urlare “GOMBLOTTO!!”, eliminare ogni traccia della vostra esistenza sul web e trasferirvi su una montagna. È bene ricordare che, così come per l’energia atomica, tutta la tecnologia in generale, sebbene possa essere usata contro di noi, è solo uno strumento. Dunque, vi consigliamo sempre di vedere il mondo con una buona dose di scetticismo, informarvi, concedere i propri dati in maniera oculata e, soprattutto, non lasciarvi sfruttare, ma usare tutto ciò che avete a disposizione nella maniera più giusta e sicura.

E voi cosa ne pensate? Utilizzerete Google e Facebook anche per le transizioni con carta di credito? Acquisterete il nuovo Blackphone 2? Vi trasferirete su una montagna o su un’isola deserta? Ci inviterete? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto. Buona domenica e, ricordate…HODOR!!! Ops! Volevo dire Stay Pure!


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